N’ja’a famo

Confronto “Raggi — Giachetti” su Sky si sfidano i due candidati arrivati ai ballottaggi del 19 giugno per la carica di Sindaco/a di Roma, unica cosa bella lo scenario.

Mi sono rimasti in mente un paio di passaggi:
Roberto Giachetti che schiuma rabbia perchè il giornalista di Sky tira fuori la vicenda dei “casaletti” (case popolari) diventati villa con piscina con cinque ingressi
Virginia Raggi che ovviamente si ingarbuglia con l’assurda questione dimissioni decise dalla “rete” in caso di avvisi di garanzia.
Positivo che Sky abbia messo dentro anche la domanda sulla mobilità in bicicletta. Raggi sa di che parla e ci mette del suo. Giachetti non ci crede, lui va in scooter (che chiama moto e questo basterebbe).
Pessima la scelta dei 5 stelle di far fare la domanda dal pubblico ad un proprio consigliere e non sulle vicende di Roma ma sulla politica nazionale.
Sugli appelli finali mi sono distratto ho avuto però un sussulto per sentire Giachetti dire che dovremmo mandarlo a fare il Sindaco perchè è il suo più grande sogno …vabbè ESGC.

Impressioni finali:

Giachetti: il messaggio è continuiamo così poi sto ammanicato al Governo, ho amici nun c’è problema. Ja’a famo

Raggi: abbiamo osservato per tre anni, siamo precisini, sappiamo dove sono gli sprechi e il magna-magna. Ja’a famo

n’ja’a famo

Già vent’anni fa immaginavamo l’Internet di oggi

1996 i primi vent’anni di Internet in Italia, leggo da molti testi suMedium…Mi pare una data strana perché rivedendo un po’ le cose noi su Internet già ci eravamo stati o no? erano BBS? *noi era il gruppo ditech/net/cyber enthusiasts protagonista di questo testo.

La prima volta la lego non ai primi approcci al modem e ai dischetti ma alla prima visione di Internet e del WWW utilizzati per trasformare/rivoltare il mondo.

NEXT FIVE MINUTES TACTICAL MEDIA (2) Amsterdam gennaio 1996 evento/conferenza/meeting al quale Partecipiamo con una crew* di Roma coagulati intorno alla redazione di Radio Onda Rossa e alcuni CSOA e squat romani. Il gruppo parte per l’Olanda, accompagnata da una altrettanto cospicua crew di weed enthusiasts interessata anche all’altro aspetto open e avanzato della città olandese, l’erba.

Tre o quattro giorni al Paradiso (il centro musicale/culturale) ex chiesa occupata nel 1967 sgomberata e riaperta dal comune come centro giovanile nel 1968 e divenuto un punto di riferimento per le controculture.

Insomma già la location dell’evento è imponente, noi siamo abituati ai nostri centri sociali, con panche di legno e sedie di plastica e…gelo. Qui siamo nel cuore di quel che era la socialdemocrazia. Risorse tecniche, teatri, riscaldamento e poltrone di velluto per gli attivisti.

Soliti problemi per il pass… voi italiani siete europei quindi Nord del mondo e pagate “x” gulden, ma noi decisamente non siamo professionisti di qualche giornale o altro ma squatters della periferia sud e oltre di Roma (Laurentino 38, Spinaceto, Casal Bernocchi) così ci si adatta al solito con il pass dei pass.

C’era tutto il nascente hacktivism e l’underground /cyber punk europeo. Anche gli italiani come quelli di Decoder e i loro cappotti di pelle stile Matrix,molti anni prima di Matrix.

Ma senza dilungarmi troppo la rete l’avevo già vista, l’HTML2, le pagine grigie di Netscape 1.22, il passaggi da BBS e WWW ma ancora mi mancava il momento in cui hai la visione in cui rimani a bocca aperta, quando il “potenziale” e la bellezza si uniscono e capisci che finalmente potresti cambiare il mondo o almeno iniziare a provarci con speranza di successo.

Fu quando in uno dei tantissimi eventi in programma nel teatro del Paradiso due attivisti presentarono McSpotlight.org il sito a sostegno della campagna Mc Libel. In breve due attivisti di London Greenpeace erano sotto processo querelati dalla Mc Donald’s a causa della distribuzione del volantino What’s wrong with Mc Donald’s (Che cosa c’è di sbagliato in Mc Donald’s?). Anziché mettere a tacere gli attivisti il risultato ottenuto dal processo per diffamazione (poi perso da Mc D) fu un boicottaggio mondiale e la Mc Donald’s al centro delle campagne contro la globalizzazione.
Per anni le vetrine sfondate del Mc Donald’s sono state il segno del passaggio delle manifestazioni “no global”.

London May Day 2000

Ma torniamo al Paradiso dove venne presentato il sito www.mcspotlight.org e quella visione per chi da anni si sbatteva tra grafica e contenuti, tra fanzine, opuscoli, riviste, volantini, flyer e manifesti fu una sorta di illuminazione… ma anche un impegno che iniziò già durante quella presentazione e che ci impegnò * al 100% almeno per i successivi 5 anni “LO DOBBIAMO FARE ANCHE NOI” e lo facemmo, ad aprile ‘96 mettemmo on-line il sito Tactical Media Crew ancora oggi risponde a www.tmcrew.org (all’inizio fu uno spazio di 100 Mb su un hosting generoso e visionario era www.nexus.it/tmcrew) e ovviamente trovò spazio anche la campagna contro Mc Donald’s, oggi ancora è tutto on-line grazie al progetto di Autistici/Inventati.

Entrammo in rete con chi già c’era e chi “stava nascendo” come gruppo, collettivo, crew, posse, hacklab, e devo dire che le intelligenze incontrate in quegli anni in quell’ambiente, poi e altrove non le ho più riscontrate. AvANa BBS, Isole nella Rete www.ecn.org, Strano network, Kyuzz, Decoder e tanti altri/e “pionieri” che spesso conoscevamo solo per nickname e poi ancora ci chiamavamo ancora per nickname anche in trattoria dopo esserci incontrati dal vivo poi magari in qualche Assemblea nazionale o ad un Hackmeeting.

C’erano certo pochi utenti, ma molto smart, e il tuo documento, la tua notizia aveva la stessa rilevanza, e forse più visite, di quelle dei grandi giornali, e i nostri siti, le reti antagoniste dell’epoca, erano spesso più aggiornati e argomentati.

Dei modem 14.4 kbps non abbiamo rimpianti già all’epoca capivamo che per dare il meglio il web avrebbe dovuto essere mobile e sempre connesso, l’Internet di oggi era già evidente e necessaria vent’anni fa.

Cosa ne facciamo di questa connettività e larghezza di banda oggi rispetto al 1996? Non è propriamente quel che ci eravamo immaginati, ma di certo non si può più dire “non lo sapevo” adesso è più preciso e meno ipocrita un bel “non mi interessa”.

Comunque sia il frutto e lo sviluppo di queste visioni della prima generazione di Internet fu anche il movimento contro il WTO e le numerose giornate contro i vertici della Banca Mondiale, del FMI e del G8.

Il progetto di Tactical Media Crew redatto nel 1996:

Tactical Media Crew è un progetto che nasce primariamente dall’esigenza di far accedere diverse realtà sociali di base, con un’attenzione particolare per quello che comunemente viene definito movimento antagonista, ad Internet. E comunque trasformare ed evolvere il sistema di informazione/comunicazione del quale il movimento fa uso da anni.

E’ un progetto che pensiamo molti/e dovrebbero sentire proprio e che comunque a molti/e deve interessare. I soggetti a cui rivolgiamo la nostra attenzione, a partire dalle nostre realtà sono/siamo Centri Sociali, radio di movimento, collettivi femministi, cobas e tanti altri soggetti che decideranno di avvalersi delle potenzialità offerte da questo ulteriore mezzo di comunicazione.

La realizzazione di ciò ci da una possibilità di comunicazione/circolazione di idee, notizie dati, immagini, suoni… veramente significativa.

Tactical Media Crew sta creando l’opportunità, realizzando questo sito su Internet, di essere visibili, ma soprattutto raggiungibili da più parti del mondo. Realizzando così una ulteriore possibilità di diffusione/reperimento dell’informazione per un pubblico/mondo, ma con la logica e il cuore del banchetto alle iniziative, dell’infoshop o della trasmissione in radio, “strutture” di cui siamo parte e sostenitori, ma che hanno evidenti limiti.

La fotocopiatrice è stata un’invenzione fondamentale, copiare/riprodurre, ma non si auto~distribuisce e il nostro attuale circuito/bacino d’utenza riesce a coprire solo la nostra città e con tempi lentissimi.

Come singole/i pensiamo sia evidente lo spirito che ci trasporta, non la brama di immagazzinare sempre più informazione, bensì la ricerca del senso.

Senso, risposte, comprensione/chiavi di lettura e comunicazione. Tutto ciò potrebbe significare quali alternative sono possibili ma soprattutto, in uno stato di insoddisfazione manifesta e rabbia latente, capire quali tattiche utilizzare per trasformare noi stessi e noi stesse da improduttivi a produttivi — termini forse a noi non simpatici, ma indicativi dello stato attuale delle cose, dove per produrre si intende realizzare.

Realizzare significa per ora (probabilmente) battersi ad armi pari col nemico: si scoprono sempre più “punti fragili” nel capitalismo attuale o quanto meno e sempre più facile carpirne parte della sua strutturazione… se veramente gran parte della forza del capitale oggi si esprime attraverso canali informatici/comunicativi, allora si può dire che la sua fragilità è nell’informazione stessa.

Inquinamento, riscaldamento globale, responsabilità individuale

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Una bike lane nella Napa Valley (foto Tim Thulin)

In troppi/e ci si è disinteressati di quello che stava accadendo al clima e si è lasciato fare ai “decisori” politici che ormai spero tutti sappiamo sono dei pupazzetti delle industrie multinazionali e del potere finanziario che solo in caso di forti spinte opposte provenienti dalla popolazione, mobilitazioni di massa, rivolte, insurrezioni, deviano dal sentiero tracciato dalla logica del massimo profitto per una minoranza già benestante o ultra-ricca.

In questi giorni ordinanze di blocco del trafico, targhe alterne, di spegnimento dei riscaldamenti, dei camini o dei forni a legna stanno caratterizzando il nostro quotidiano.

Ci hanno resi schiavi della mobilità privata, del riscaldamento autonomo e così via, oggi forse si rendono conto che in una città accendere 2 milioni di motori, 2 milioni di caldaie ecc. senza filtri nè controlli non è stata un’idea geniale per l’ambiente, ma l’importante era ed è vendere prodotti, far crescere il PIL. Quindi non vi aspettate altro se non l’obbligo ad acquistare una nuova caldaia o una nuova auto.

Poco importa se tutto ciò immette calore ed energia nell’atmosfera. Alla fine la logica del capitalismo del disastro è una delle più in voga. Sfruttare la tabula rasa di un evento catastrofico (uragano, terremoto, incendio, atto terroristico) per ripartire senza più quegli elementi del comune presenti nella precedente società e quindi far fuori case popolari, scuole e servizi pubblici, rafforzare polizia ed esercito ecc.

Alcuni numeri sul prezzo che paghiamo con la nostra salute all’utilizzo dell’auto privata Non è solo smog di Alberto Fiorillo.

Interessanti anche usciti in questi giorni: Noi, gli obesi metropolitani di Alessandro Gilioli e Ci state suicidando tutti di Rotafixa

Per farsi una minima idea e non farsi troppo prendere in giro dai media ufficiali un paio di letture… niente di rivoluzionario di Naomi Klein. (Si trovano facilmente anche in e-book nei circuiti di file sharing)

Shock economy. L’ascesa del capitalismo dei disastri

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Una rivoluzione ci salverà. Perché il capitalismo non è sostenibile

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Il paese dei dinosauri

Dopo un viaggio di un mese coast-to-coast negli USA e considerando che già avevo visitato gli Stati Uniti una decina di anni fa, ho dovuto, come spesso si fa al ritorno da viaggi lunghi e intensi, fare i conti con il ritorno in Italia che mi ha palesato davanti agli occhi le molte arretratezze ed alcuni cambiamenti che li sono avvenuti mentre in Italia si è proceduto invece all’indietro.

Il tema che voglio mettere a fuoco è quello degli sforzi fatti per promuovere la ciclabilità. In un paese (USA) dove il costo della benzina al litro è di circa 0,60 Euro contro i circa 1,60 Euro/litro in Italia.

Leggere questo articolo di Bicycling fa capire quanto si stia facendo in USA e quanto le amministrazioni non facciano in Italia, ma quanto assolutamente non si faccia nulla nella capitale Roma.

Delle città indicate nell’articolo, ne ho visitate, non casualmente, immagino,  parecchie Minneapolis, Portland, Chicago, San Francisco, New York

Se troverò il tempo proverò a farne una traduzione per aiutarne la diffusione/comprensione.

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Foto © Lucaskill  – Portland 2015 – Ciclabile (bike lane) sulla rampa di un ponte sul Willamette River con corsia raddoppiata per le differenti velocità

 

8 Things Top Bike Cities Have Done to Promote Safer Cycling

There’s a lot we can learn from these triumphs in safe city design and bike advocacy

 
 

 

Salt Lake City, Utah, has the first protected bike intersection.
Intersections are where most car-bicycle collisions take place, so this year Salt Lake City built one of the nation’s first “protected bike intersections” to make cycling in the Utah capital a lot safer. Based on infrastructure pioneered by the Dutch, Salt Lake City’s protected intersection incorporates four principal safety elements:
•Corner refuge islands: protected curb extensions for bicycles
•Forward stop bars: waiting areas for cyclists in front of car traffic
•Setback bike crossing: a buffer zone between bikes and car traffic
•Bike-friendly signal phasing: special lights to indicate when bikes should cross

The intersection was built in Fall 2015 and is expected to reduce both vehicle crashes and cycling stress levels.

Portland, Oregon, has public transit that includes bicycles.
Portland gets so much right when it comes to safer cycling infrastructure that it’s easy to overlook some of the ways the city has also improved bike commuting by simply making it convenient. Every TriMet bus in the Portland area is equipped with a rack that can carry two bicycles, and the MAX lightrail system is equipped with bike hooks so it’s easy for cyclists with long commutes to go multimodal on their way to the office. Just another reason Portland has the highest percentage of bike commuters of any US city—a number that continues to increase. According to the most recent data from an American Community Survey associated with the 2014 US Census, more than 7 percent of the city’s commuters ride bikes to work, up from 5.9 percent in 2013.

Minneapolis, Minnesota, closed the streets to cars.
Now in its fifth year, Open Streets Minneapolis is a city-sponsored event that closes down major throughways to car traffic and opens them up to every bicycle and pedestrian in the city. The city is already a great place for cycling with its 118 miles of on-street bikeways and 92 miles of off-street bikeways (as of 2014), but Open Streets events up the ante by letting locals of all ages explore their neighborhoods in complete safety. And explore they do: In 2015, more than 65,000 people attended one or all of the eight Open Streets Minneapolis events held all over the city.

San Francisco, California, secured business support for green lanes.
In 2008, the San Francisco Bicycle Coalition launched its Connecting the City campaign to build 100 miles of bike paths and protected bike lanes so anywhere in the city can be accessed by cyclists of all ages and abilities.

Since then they’ve already added miles and miles of protected green lanes and started construction on the city’s first raised bike lane. To win support for the project, the Coalition has partnered with city agencies and local business leaders to build an inarguable case that better bike infrastructure equals increased revenue. After all, cyclists stop and shop more and support smaller businesses than drivers. The organization’s work at both the grassroots and City Hall levels has ensured the ambitious Connecting the City project is still rolling right along.

Philadelphia, Pennsylvania, launched an accessible bike share program.
Studies show that cycling gets safer the more cyclists there are on the road, and nothing puts more new cyclists on the road than bike shares. Bike share systems have already proven successful in cities all over the US; Philadelphia’s Indego bike share might be a newcomer, having joined the fray in 2015, but it’s still significant: The company is the only bike share operator that allows users to buy memberships with cash, making the bikes more accessible to lower-income users. So far Indego’s been a safe gamble: Bike theft hasn’t been a problem, and within its first 100 days in operation, Indego saw more than 180,000 rides. The company will continue to add more stations and bikes in 2016.

Washington, DC, put more funds toward bike projects.
Why does DC feel like such a safe place to ride? Probably because the city has actually pumped funding into making it a safe place to ride. The capital city spends more money per capita on bike and pedestrian projects than any other major top cycling city, and the effort shows in all the bike paths and protected bike lanes that are popping up to connect every part of the city, thanks to the hard work of the Washington Area Bicyclist Association and other advocates. The city’s 2013 transportation master plan pledges to add 70 more miles of protected bike lanes.

New York City, New York, expanded protected bike lanes.
New York City already has more than 385 miles of protected bike lanes and paths throughout all five boroughs, with big plans to install many more on an annual basis. Reports from the city’s Department of Transportation show the lanes are improving safety not just for cyclists, but also for pedestrians and car occupants. On Columbus Avenue, a protected bike lane spurred a 56-percent increase in cycling on weekdays and saw a 34-percent decrease in overall crashes while vehicle traffic flow has remained steady. The report also shows that retail sales along the protected lane corridor have increased compared to surrounding streets, proving once again that bikes are big business.

Chicago, Illinois, advocated for the suburbs.
Last year, Active Transportation Alliance, Chicago’s bike and pedestrian advocacy group, launched the Family Friendly Bikeways Campaign to bring protected bike lanes and infrastructure to the suburbs and outerlying areas of the city, where cycling for transportation is often least accessible. With this effort, the organization focuses on kids and more vulnerable cyclists—and not just the fast, experienced cyclists often first served by bike programs. This kind of project could make a huge impact on the city as a whole by expanding transportation cycling beyond the urban core. Expect to see more bike lanes, trails, and low-traffic bike boulevards in the greater Chicago Metro area as the project proceeds.

 

Over the edge – Giovani guerrieri

Visto per caso su Rai Movie un bel film, il primo di Matt Dillon, “GIOVANI GUERRIERI” titolo originale “Over the edge” del 1979. SCHEDA IMDB
Vi si racconta la storia di alcuni ragazzini, siamo a fine settanta inizi ottanta quindi i ragazzini girano in grandi bande numerose. Strano mi sia sfuggito in tutti questi anni. Di sicuro è stato anche il riferimento di un video di Arcade Fire “The Suburbs” molto bello sempre sui temi delle comunità suburbane USA.

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Un film sui teen (della mia epoca) non banale dove bici e rivolta🙂 imperano. Bella e realistica anche la storia della cotta del ragazzino protagonista del film.

Per quanto i contesti (comunità suburbana USA) fossero differenti stili, musica e dinamiche di banda mi hanno ricordato molto i miei primi anni 80 passati in una specie di New Grenada, ossia l’appena costruito Laurentino 38 di Roma, ai confini del mondo (all’epoca e per noi) fatto di strade di terra, ancora dovevano asfaltare, e bande numerosissime di ragazzini (teen) con dinamiche stili e “colonna sonora” molto simile a quella di Over the edge.

 

Da Wikipedia:
Giovani guerrieri (Over the Edge) è un film del 1979 diretto da Jonathan Kaplan sul tema del disagio giovanile. In apertura del film, si informa lo spettatore che nel 1978 110 000 ragazzi sotto i diciotto anni sono stati arrestati per atti vandalici negli Stati Uniti, e che il film è ispirato a veri incidenti accaduti negli anni settanta in una comunità pianificata dove gli urbanisti ignorarono che un quarto della popolazione aveva un’età inferiore ai 15 anni. Si tratta dell’esordio di Matt Dillon, all’epoca quindicenne.
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Trama:
A New Granada, un nuovo insediamento residenziale sperduto nel nulla, descritto dai cartelloni pubblicitari come “la città del domani… oggi”, mentre gli adulti sono impegnati nel tentativo di attirare nuovi abitanti e attività produttive, gli adolescenti non hanno alcuna occasione di svago, al di fuori di un modesto centro ricreativo pomeridiano, e sfogano noia e frustrazione con atti vandalici e abuso di alcol e droghe. Il problematico Richie e il più tranquillo Carl sono coinvolti nell’escalation del conflitto con le forze dell’ordine al di là delle loro effettive responsabilità e a rimanerne tragicamente vittima è il primo, ucciso da un poliziotto perché brandiva un’arma. La morte di Richie scatena la ribellione generale di tutti i ragazzi, proprio mentre i loro genitori sono riuniti per discutere su come affrontare la situazione ormai fuori controllo.

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Il film completo in inglese parte 1 e 2

Over the edge

La mia CURVA SUD

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La mia “curva sud”, gli ultrà, il mio andare allo stadio “in trance” finisce nell’estate del 1986 dopo Roma-Lecce 2-3.
Gli Ultrà della Roma finiscono oggettivamente un anno dopo al Flaminio il giorno delle coltellate tra noi per Manfredonia (estate1987).
In quegli anni (fine 80 primi 90) nascono gli Irriducibili Lazio che faranno fare il passaggio agli ultras dal tifo al commercio / agenzia viaggi / venditori di merchandising / biglietteria ecc.
Da li in poi in molti, per fortuna, abbiamo fatto altro.

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Andando a vedere ogni tanto la Roma con goliardia (che significa che ti posso cantare di tutto e la sera ceniamo insieme divertendoci).
Per chi favoleggia di movimento ultrà di sinistra ricordo che era uno dei tanti sfoghi del “riflusso”, non certo un’attività militante e che anche allora in curva c’era di tutto.
Dopo quella data qualche bella coreografia azzeccata (tipo quella del derby di quest’anno) per il resto bisogna dirlo gente invecchiata male e zero pischelli.

La curva sud degli anni ottanta era una grande piazza di passaggio e per entrare o rimediavi le 7000 lire o scavalcavi e l’età media, vedi le foto, era bassissima 15/16 anni.

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1982/83

1982/83


La curva sud di oggi è blindata, fatta di soli abbonati (non è attraversabile) se non in qualche partita di Coppa ma anche li gli abbonati hanno la prelazione sui biglietti.
Il costo è di minimo 25 euro per le partite di scarso interesse fino ai 40 euro a biglietto per la Champions League.
Come proporzione siamo a circa 10 volte tanto forse di più.
Difatti se date un’occhiata a queste foto della curva di Roma-Napoli vi accorgete di chi sta in curva. L’età media sta sui 30 anni a salire

Le foto sotto sono tratte da “il Giornale di Sicilia” clicca per ingrandirle

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Soccer: Roma-Napoli; banner against Ciro Esposito's mother

http://www.giornalettismo.com/archives/1778289/striscioni-ciro-legale-famiglia-esposito-chiede-squalifica-stadio-olimpico/

Veniamo agli striscioni di Roma-Napoli. Il mio giudizio: una merda sia quello del lucrare che quello che parlava della madre di De Falchi rispetto alla madre di Ciro Esposito.
Adesso si pretende pure di voler insegnare la morale, come dei Giovanardi qualsiasi… la curva… dove sono cresciuto cantando “vogliamo il lunedì con LSD…” adesso vuole insegnare come vivere il dolore con dignità dopo decenni di “saluti e baci a Paparelli a Prima Porta”.

CUCS

CUCS

Avrebbero dovuto sostenere la Roma ma invece alcuni si sono voluti rituffare nella fogna di De Santis. Alcuni fascisti tifosi della Roma che sono da anni in curva sud in quel sistema bloccato e impenetrabile che è la curva dei soli abbonati.

Adesso sta alla A.S. Roma capire che un’epoca è finita e non ha senso continuare a dare corda a questi vecchi rottami ed ai loro business parassitari.

A questo punto meglio le fredde tribune di Stamford Bridge o dell’Emirates così almeno parliamo solo di quello che succede sul campo di gioco tanto gli ultrà sono morti 25 anni fa (almeno).

P.S.: i prezzi saliranno ancora con il “nuovo stadio della roma”

Curva Sud Roma

Curva Sud Roma

Il paese dell’UOMO DELLA PROVVIDENZA

Matteo RenziL’Italia rimane purtroppo il paese sempre in attesa di svoltare grazie all’arrivo dell'”uomo della provvidenza” fu Mussolini dopo la prima guerra mondiale, poi Craxi fino a Berlusconi per 20 anni ed oggi Matteo Renzi almeno a quanto appare a leggerne le lodi sperticate dopo l’elezione al Quirinale di Sergio Mattarella.

Un articolo esemplare al riguardo è “Il colpo del secolo” su Il Post giornale solitamente un po’ più composto che sbraca in un pezzo che non può definirsi in altro modo che ridicolo.

Quando decidete di pensare con la vostra testa fatemi un fischio