Gli Autonomi

Una lettura che appare subito interessante e di ispirazione… questo indomito rifiuto del dominio, del partito, dell’essere calcolatori… QUI E ORA

Autonomi in azione antifascista a Roma 1977Il libro
«Estremisti», «violenti», «provocatori», «mestatori», «prevaricatori», «squadristi», «diciannovisti», «fiancheggiatori», «terroristi». Questi sono solo alcuni degli epiteti coniati nel corso degli anni Settanta da illustri opinionisti, intellettuali, dirigenti di partito e di sindacato per definire gli autonomi, una variegata area di rivoluzionari attivi in quegli anni nel nostro paese.
Il giorno 7 aprile 1979 un’imponente iniziativa giudiziaria imputò a decine di dirigenti e militanti autonomi di essere a capo di tutte le organizzazioni armate attive in Italia e il cervello organizzativo di «un progetto di insurrezione armata contro i poteri dello Stato». L’accusa, dimostratasi col tempo del tutto infondata, fece da iniziale supporto a ulteriori arresti di massa, detenzioni preventive nei carceri speciali, processi durati anni e condanne a lunghe pene. Ma gli autonomi erano davvero solo un coacervo di estremismo irrazionale, violento e disperato? Per la prima volta in quest’opera si ripercorrono le tappe della costruzione del suo impianto teorico che ha radici nella nobile tradizione del pensiero «operaista», nelle riviste «Quaderni rossi» e «Classe» operaia», nell’esperienza militante di Potere operaio, Lotta continua, il Gruppo Gramsci. E, ancora, quali sono state le sue specificità rispetto alle organizzazioni extraparlamentari e quelle armate. Ma soprattutto cosa, in questa storia, vi è ancora di potentemente vivo e attuale.

Interventi di: Daniele Adamo, Maria Rosa Belloli, Franco Berardi (Bifo), Sergio Bianchi, Guido Borio, Lanfranco Caminiti, Antonio Casano, Massimo Cervelli, Francesco Cirillo, Antimo De Santis, Valerio Evangelisti, Chicco Funaro, Davide Germani, Valerio Guizzardi (Guizzo), Nicola Latorre, Vincenzo Migliucci, Valerio Monteventi, Giorgio Moroni, Sirio Paccino, Bruno Paladini, Raffaele Paura, Daniele Pifano, Paolo Pozzi, Marco Scavino, Marcello Tarì, Pino Tripodi, Chiara Vozza.

Sergio Bianchi, Lanfranco Caminiti (a cura di)
I curatori
Sergio Bianchi e Lanfranco Caminiti nel corso degli anni Settanta hanno vissuto dall’interno l’esperienza politica al centro del libro. Entrambi hanno curato per le nostre edizioni ’77. La rivoluzione che viene.
un assaggio…
Negli anni Sessanta e Settanta l’Italia è stata attraversata da un conflitto sociale di durata e intensità che non hanno uguali nella storia più recente. Tutto l’immaginario della rivoluzione è precipitato qui: non v’è stata parola che non sia stata detta, non v’è stato gesto che non sia stato compiuto. Non v’è stata teoria che non sia stata teorizzata. Non v’è stata lotta nel mondo di cui non ci si sia fatti carico e non si sia stati fratelli almeno per un giorno. Tutti i sogni e tutti gli incubi delle rivoluzioni si sono fatti carne qui.
Questa è l’anomalia italiana.
Che tutto questo abbia prodotto una profonda trasformazione di questo paese è davvero difficile negarlo adesso. Che tutto questo abbia davvero prodotto una profonda trasformazione di questo paese è difficile riconoscerlo adesso.
La coscienza enorme del lavoro, l’autonomia di classe, è il fattore determinante dell’anomalia italiana degli anni Sessanta e Settanta; la presenza del «più grande Partito comunista d’occidente» è un fattore relativo. E da un certo punto in poi (la «crisi» degli anni Settanta) diventa un fattore opposto e contrario. Gli anni Sessanta e Settanta possono leggersi sostanzialmente come un conflitto aperto tra l’autonomia di classe e i comunisti italiani. Un conflitto tutto «dentro» il lavoro. Gli autonomi «impersonificano» questo conflitto. La chiave forse sta qui: gli autonomi sono più pertinenti all’anomalia italiana che all’autonomia operaia. Quando il grande ciclo delle lotte di fabbrica è finito, quando la spinta di massa va esaurendosi, quando la rivoluzione è perduta, ecco, rispunta l’anomalia italiana: gli autonomi. Quando esperienze, individui, gruppi e partiti della sinistra rivoluzionaria si sono sciolti, fusi, sparpagliati, ecco gli autonomi.
Il vero scandalo, la vera anomalia dell’autonomia operaia è la violenza.
Gi autonomi furono violenti. Gli autonomi «furono» la piazza. La piazza è il luogo proprio della politica di quel tempo. Gli autonomi giocano la loro politica in piazza. Dall’altra parte, dalla parte opposta, ci sono le autoblindo. Le autoblindo presidiano le piazze.


		

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