Subbuteo Fair a Roma

subbuteo fair

a proposito articolo uscito su il MANIFESTO

Il culto lento e moderno del vecchio Subbuteo

Mentre il calcio da tavolo sogna di diventare uno sport a tutti gli effetti, gli appassionati dell’antico gioco inglese organizzano tornei via internet tra arte, fair play e panno verde. Sabato e domenica a Roma una fiera del calcio in miniatura per tornare bambini
Luca Manes
Può sembrare paradossale, ma coloro che predicano il culto dell’Old Subbuteo, e nemmeno troppo velatamente dell’Old Football, si sono conosciuti attraverso lo strumento tecnologico moderno per antonomasia: internet. E’ stata la rete, tramite siti web e soprattutto un frequentatissimo forum (quasi 400 iscritti e migliaia di messaggi), ad allacciare una estesa rete di contatti fra subbuteisti di tutta Italia, che spesso si conoscono per nickname piuttosto che per nome di battesimo. L’età media è alta, più vicina ai quaranta che ai trenta. In parecchi hanno ritirato fuori da soffitte e cantine le vecchie squadre ed il campo un po’ impolverato, facendosi travolgere dal richiamo di una passione mai sopita, che per lunghi anni di inattività ha covato sotto un massiccio strato di «diversivi», fatti di studio, lavoro, famiglia o quant’altro.
Intanto il Subbuteo ne ha passate di tutti i colori. Il marchio è passato da una proprietà inglese, la Waddington, a una grande compagnia americana, la Hasbro, che dopo aver addirittura pensato di cessare la produzione, adesso ha immesso sul mercato un numero di squadre molto ridotto, «personalizzando» le miniature con i tratti somatici dei singoli giocatori. Insomma, niente più Frem (squadra danese, indicata con il numero 224 nel vecchio catalogo Subbuteo) o Fortuna Dusseldorf (team tedesco, numero 127), ma solo Manchester United con i pupazzetti di Rooney e Ronaldo a far presa sulle nuove generazioni cresciute a pane e Sky. Nel frattempo il gioco ha vissuto una sorta di scisma, o evoluzione che dir si voglia. I primi produttori indipendenti hanno modellato delle nuove miniature. Materiali più performanti, come si direbbe in Formula Uno, e ovviamente senza la denominazione Subbuteo. Questi perfetti strumenti di gioco sono quelli preferiti dagli aderenti alla Federazione Italiana Calcio da Tavolo. Già, il calcio da tavolo. E’ il nipotino, il figlio o il figliastro del Subbuteo? Di sicuro ha una struttura molto più «professionale», con tornei in cui l’agonismo la fa da padrone, e l’ambizione di diventare uno sport, entrando nell’alveo del Coni. Chi lo pratica ad alto livello e ne gestisce l’organizzazione ha alle spalle decenni di partite su un panno verde e ha deciso di sposare senza remore i nuovi materiali e la nuova filosofia di gioco – che a volte si avvicina più al biliardo che al vecchio calcio in miniatura. Come accadeva con il Subbuteo, anche nel calcio da tavolo gli italiani se la cavano benissimo, visto che a livello mondiale ed europeo di frequente hanno fatto man bassa di titoli nelle varie categorie (si va dagli under 12 ai veterani, passando per le donne e la categoria open).
Coloro che praticano il vecchio Subbuteo pongono in secondo piano il fattore agonistico. Preferiscono pensare che sia un bel gioco e basta, dove la prima regola è il fair play e il legame con il calcio dei bei tempi andati è saldo come non mai. Forse è un’estremizzazione eccessiva, ma vedendo questi quarantenni ritornare bambini intorno ad un campo in miniatura, viene quasi da pensare che il Subbuteo sia l’antidoto perfetto contro il calcio moderno. Per Trollino, alias Luca Zacchi, presidente di uno dei club romani, l’Old Subbuteo sta a qualsiasi altro gioco o sport come Slow Food sta a McDonald’s. «E’ quell’andar lento che ti fa percepire la bellezza del giocare e dello stare insieme, che ti fa sentire il profumo della plastica e del lucido, che ti fa prendere un gol sotto l’incrocio perchè ti distrai a guardare come è ben dipinta la squadra avversaria. Old Subbuteo è mangiare assieme al tavolo, senza cestini, senza fast food, con tutto il tempo per il dolce e il caffè», spiega Zacchi.
Fra questi Peter Pan del football c’è chi non ha mai smesso di collezionare squadre HW – quelle con la barretta, non quelle con il tondino, le meno ricercate LW – piuttosto che le tribune in scala o altre preziose memorabilia prodotte decenni fa con il marchio con l’altero profilo del falco subbuteo (l’inventore, Peter Adolph, era ornitologo). Nella community ci si scambiano consigli su come acquistare un pezzo raro su E-bay – altro must dell’old subbuteista e dove si spendono anche 270 euro per un Admira Wacker anni Settanta, anche se negli ultimi tempi tocca stare attenti ai «furbacchioni» – ci si raccontano storie di subbuteo e football di 30 anni fa, si organizzano i tornei. A proposito, agli Old subbuteisti il torneo piace se è un po’ cialtrone, ovvero fatto di sana allegria, un lauto pranzo tutti insieme appassionatamente e tanto fair play. Il massimo è «rifare» qualche campionato d’antan. «A Castiglione Olona, vicino Varese, a inizio aprile hanno rigiocato la serie A 1977-78», racconta Lodolaio, al secolo Marco Trotta, dell’Old Subbuteo Club Capitolino. «Per scegliersi una delle sedici squadre che hanno partecipato a quella edizione del campionato, gli iscritti al torneo hanno preso parte ad una vera e propria asta, il cui ricavato (quasi 500 euro) è andato in beneficenza al Comitato Tutela del Bambino in Ospedale». Per la cronaca lo «scudetto» se l’è aggiudicato il Verona, ultima classificata la Juventus, che nel 1978 si era laureata campione d’Italia.
Proprio a Olona hanno fatto il loro esordio alcuni dei nuovi materiali che riproducono pedissequamente le vecchie squadre anni settanta – altri tentativi di imitazione sono stati già messi in atto, con un discreto successo presso gli amatori. Uno degli sfizi del subbuteista – ma non di tutti, si badi bene – è dipingersi da solo le squadre, infarcendole dei particolari che le fanno assomigliare in tutto e per tutto a quelle che scendono in campo nella realtà. Intendiamoci, la mania Old è talmente imperante che gli «artisti» realizzano più spesso le compagini del passato che quelle del presente. «Con i miei pennellini ho ridato vita a team storici come i Wanderers (primi vincitori della Coppa d’Inghilterra nel 1872) o il Grande Torino di Mazzola e Gabetto. Il piacere di dipingere le vecchie maglie è che sono pulite, essenziali, non deturpate da sponsor o da altre bizzarrie dei giorni nostri», afferma orgoglioso Memorabilia, uno dei migliori tra i Subbuteo Artist.
Chi vuole acquistare, o anche solo dare un’occhiata a queste meraviglie, oggi e domani può fare un salto a via del Vaccaro 9, a Roma. E’ lì che si svolge la seconda edizione della Subbuteo Fair, promossa dall’associazione Action Now – Play Old Style. L’evento, a cui parteciperanno le vecchie glorie di Roma e Lazio Sormani e Giordano, è arricchito da una mostra di football memorabilia, tra cui i programmi dei derby calcistici londinesi dagli anni cinquanta agli ottanta. E fra tanta nostalgia e la caccia a qualche rarità, ci sarà pure il tempo per fare due tiri con le vecchie, amate miniature.

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