Londra G20 assedio alla Banca d’Inghilterra

Con lo slogan semplice ma efficace: IL CAPITALISMO NON STA FUNZIONANDO sono scesi in strada in migliaia a Londra contro banche e banchieri, non erano neanche ben visti quegli impiegati di banca sempre così solerti a mandarti l’ufficiale giudiziario, a negarti credito, a sequestrarti casa…

(foto della manifestazione)

da repubblica:

IL CASO. Tra i manager impauriti della City: “Ci accusano della crisi e ci odiano”
Per placare la folla lanciano biglietti da 10 pound dalle finestre. Ma è stato peggio

L’assedio a broker e banchieri
“Noi, in trappola negli uffici”

DAL nostro inviato ELENA POLIDORI

L'assedio a broker e banchieri "Noi, in trappola negli uffici"


LONDRA – La protesta, la fine di un mondo vista e vissuta dietro le finestre della City. Niente nomi. “Mi faceva impressione vedere i loro occhi”, racconta un banchiere d’affari di una certa età. “Occhi di odio. Ci considerano i primi responsabili della crisi”. Marc, così si chiama, mai si sarebbe aspettato di doversi difendere nella “sua” cittadella, quella del Dio-denaro. E’ l’assedio di Mammona. A un certo punto, i signori della moneta hanno anche gettato biglietti da 10 pound per fermare la folla.

“Sono entrato in ufficio prima del tempo. Chissà quando ne uscirò”, almanacca il collega Anthony, guardando l’orologio. E sul suo volto si legge la paura. Di prendere qualche sassata, di ritrovarsi in una bolgia inusuale. La company per la quale lavora, un fondo di investimento che affaccia proprio nelle stradine del tempio economico per eccellenza, gli ha dato istruzioni precise in vista degli scontri: “to be invisible”, essere invisibile. E allora, via tutti i segni distintivi: jeans in luogo della giacca e della cravatta d’ordinanza, scarpe da ginnastica al posto delle church, felpa con cappuccio ben calato sulla testa.

Fanno uno strano effetto i banchieri inglesi senza i paramenti del loro status di privilegio. Ma fa ancora più effetto vedere le vetrine infrante della Royal Bank of Scotland, sentire in lontananza le urla dei dimostranti, il suono sordo delle manganellate o anche lo scalpitio della polizia a cavallo in una City che prima d’ora si era sempre sentita inviolabile e adesso invece è minacciata. Per la prima volta, il luogo simbolico e riconosciuto del business finanziario, dell’economia immateriale e dei grandi sogni del guadagno facile, viene accerchiato da migliaia di dimostranti.


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“Sono entrati dentro”, racconta Filippo, impiegato italiano di Rbs, un tempo fiore all’occhiello della finanza, poi salvato con una enorme iniezione di sterline. “Io ero lì, li ho visti saltare dai vetri rotti”. Sono entrati a piccolissimi gruppi, dopo aver sfondato un cordone della polizia, per poi uscire al volo, mentre tutto intorno risuonavano le sirene della Police.
E di nuovo, anche nelle parole di Filippo riecheggia la sorpresa degli assediati. Come se non si aspettassero tanta rabbia per il ruolo che la Finanza ha giocato nella crisi globale, nella recessione che piega tutte le economie. “Gli abbiamo tirato biglietti da 10 sterline”.

E una pioggerella di denaro, in effetti, s’è vista. Ma anziché placare gli animi dei dimostranti, li ha esacerbati ancora di più. La reazione, anch’essa globale, è stato un coro di invettive. Quanto di più lontano dalla City compassata di sempre che compare in tanta filmografia e con balletto in grisaglie perfino nel finale della celeberrima e inglesissima Mary Poppins.

Alcuni banchieri dicono che la polizia era preparata ad affrontare la situazione: “Tafferugli ben controllati”. Altri segnalano un sito tutto dedicato alla City dove c’è scritto che tra i dimostranti ci sarebbero anche ex manager delle banche che sono già fallite. In realtà, da dentro, da dietro le mura, sperano che la protesta si plachi. Robert, il cui hedge fund, i fondi speculativi per eccellenza, si trova a due passi dalla Bank of England, pure presa d’assalto, appare “impressionato” per quel che vede dalle finestre del suo ufficio: “A un certo punto, in strada, sono stati perfino appiccati dei fuochi. Dico: fuochi”. Fiamme simboliche, anch’esse.

(2 aprile 2009)

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