Inquinamento, riscaldamento globale, responsabilità individuale

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Una bike lane nella Napa Valley (foto Tim Thulin)

In troppi/e ci si è disinteressati di quello che stava accadendo al clima e si è lasciato fare ai “decisori” politici che ormai spero tutti sappiamo sono dei pupazzetti delle industrie multinazionali e del potere finanziario che solo in caso di forti spinte opposte provenienti dalla popolazione, mobilitazioni di massa, rivolte, insurrezioni, deviano dal sentiero tracciato dalla logica del massimo profitto per una minoranza già benestante o ultra-ricca.

In questi giorni ordinanze di blocco del trafico, targhe alterne, di spegnimento dei riscaldamenti, dei camini o dei forni a legna stanno caratterizzando il nostro quotidiano.

Ci hanno resi schiavi della mobilità privata, del riscaldamento autonomo e così via, oggi forse si rendono conto che in una città accendere 2 milioni di motori, 2 milioni di caldaie ecc. senza filtri nè controlli non è stata un’idea geniale per l’ambiente, ma l’importante era ed è vendere prodotti, far crescere il PIL. Quindi non vi aspettate altro se non l’obbligo ad acquistare una nuova caldaia o una nuova auto.

Poco importa se tutto ciò immette calore ed energia nell’atmosfera. Alla fine la logica del capitalismo del disastro è una delle più in voga. Sfruttare la tabula rasa di un evento catastrofico (uragano, terremoto, incendio, atto terroristico) per ripartire senza più quegli elementi del comune presenti nella precedente società e quindi far fuori case popolari, scuole e servizi pubblici, rafforzare polizia ed esercito ecc.

Alcuni numeri sul prezzo che paghiamo con la nostra salute all’utilizzo dell’auto privata Non è solo smog di Alberto Fiorillo.

Interessanti anche usciti in questi giorni: Noi, gli obesi metropolitani di Alessandro Gilioli e Ci state suicidando tutti di Rotafixa

Per farsi una minima idea e non farsi troppo prendere in giro dai media ufficiali un paio di letture… niente di rivoluzionario di Naomi Klein. (Si trovano facilmente anche in e-book nei circuiti di file sharing)

Shock economy. L’ascesa del capitalismo dei disastri

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Una rivoluzione ci salverà. Perché il capitalismo non è sostenibile

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Fortess Europe – Blockupy BCE

Una bella immagine rappresenta come nemmeno in un fumetto o film distopico come ed in che tipo di edificio la Banca Centrale Europea troverà la sua sede centrale a Francoforte.

Il fumo è prodotto dalle barricate in fiamme.

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Building a new Europe

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Islanda in rovina

Islanda

In questi giorni sto, per lavoro, sistemando un sito sull’Islanda, paese che ho visitato per un mese qualche anno fa, uno dei più bei viaggi fatti.

L’Islanda è uno dei paesi più colpiti dalla crisi finanziaria, il PIL è crollato di più del 60% e parte della popolazione vede come unica via di scampo l’emigrazione (gli abitanti dell’isola sono circa 320.000, un terzo dei quali a Reykjavik).

E’ uscito da poco un documentario ne ho trovato il trailer qua

Survivors

Grande telefilm andato in onda in Inghilterra a partire dal 1975 che sperimenta tentativi di sussistenza di una umanità sopravvissuta ad una micidiale epidemia, ottima la prima serie, rurale la seconda, particolare la terza.

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Comunque ci si confronta con i problemi dell’autogestione, dell’autoproduzione della forma stato 🙂 il tutto in un’Inghilterra sempre piovosa e fangosa… devastante

Un sito ne descrive tutte le puntate qui la prima: http://www.survivorstvseries.com/The_Fourth_Horseman.htm

La BBC ne ha prodotto una nuova versione, certamente più facile come visione e ritmo narrativo ma decisamente più povera dal lato dell’approfondimento sulla prospettiva e forme sociali da adottare

Survivors BBC

http://www.bbc.co.uk/programmes/b00q3gk5

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