Sgomberi a Cinecittà e Piazza Indipendenza, vergogna dell’estate a Roma

Il mese di agosto come spesso accade a Roma e in Italia è il mese delle vacanze dove un po’ tutti provano a prendere una pausa dai ritmi frenetici della metropoli. A seconda del proprio reddito se uno ce l’ha… da chi va al paese o a Capocotta fino ad annate più fortunate quando si riesce ad organizzare un viaggio in giro per il mondo.

In questo periodo la Questura di Roma è solita organizzare degli infami sgomberi di edifici occupati e/o centri sociali. In questo modo gli oppositori sono in numeri ridotti, e la società civile perlopiù in villeggiatura.

Solitamente il colpaccio riesce, qualche reazione, gente buttata per strada senza assistenza o con proposte offensive, le stesse che vengono fatte agli sfrattati: dormitori con separazione dei nuclei familiari per tempi limitatissimi (settimane, mesi).

Dietro queste proposte imbarazzanti fino ad oggi il Comune di Roma e la prefettura si sono nascosti dietro la classica frase da far scrivere a giornalisti sempre più asserviti: “abbiamo offerto assistenza per le famiglie ma non è stata accettata“. E qui il lettore/ascoltatore si indigna e pensa ma quante cose vogliono questi, non sapendo che sono appunto proposte irricevibili anche da chi viveva in una stanza dentro un palazzo occupato o in una baracca.

Detto questo il piano sgomberi di questa estate parte dall’edificio di Via Quintavalle, a Ciencittà 2.
A luglio viene staccata la luce, si spera questo basti a fiaccare gli occupanti, ma non avendo essi alternative, ovviamente non basta a fargli abbandonare quella che è diventata la loro modesta casa dal 2013.
Gli rende solo la vita ancora più difficile fino al 11 agosto giorno in cui la polizia si presenta con idranti, blindati (decine) ed elicottero e assalta il palazzo occupato.
Gli abitanti ormai li da 4 anni si barricano dentro e poi sul tetto dove resistono allo sgombero per sei, sette ore, poi vengono buttati in strada, denunciati e una dozzina arrestati per resistenza aggravata ossia per essersi in più d’uno appunto chiusi sul tetto.

Gli occupanti, quasi un centinaio di nuclei familiari, non ci stanno a scomparire del tutto e provano a portare la questione sotto la prefettura accampandosi appunto di fronte alla stessa a Piazza SS. Apostoli all’interno del cortile della Basilica dove sono ormai da settimane.

Tutto sommato però ancora va bene per Prefettura e Questura la città è in vacanza per il Ferragosto, non ci sono insegnanti che lamentano lo sradicamento dei bambini dalle scuole di zona, non c’è in realtà praticamente nessuno tranne qualche solidale che passa a trovare gli sgomberati incredulo di vedere una signora di 91 anni dormire per strada, donne incinta, decine di bambini.. abbandonati senza alcuna assistenza.

La giunta Raggi non si presenta, spera che la bufera passi e non se ne parli più, come non fosse compito del Comune la questione abitativa, demanda tutto alla Polizia che però oltre al usare la forza per buttare la gente per strada non può far altro se non continuare a minacciare sgomberi arresti denunce ma insomma non quel che serve ossia un posto dove vivere.

Il giorno dell’occupazione di piazza indipendenza

Dopo questa “brillante” e per loro riuscita operazione Prefetto e Questura ci riprovano e la mattina di sabato 22 agosto assediano, sempre con grande spiegamento di mezzi, il palazzo occupato di piazza indipendenza (via curtatone). Tutto sembra filare liscio viene raccontato agli occupanti che dopo l’identificazione avranno un altro alloggio in città, gli occupanti, quasi tutti rifugiati eritrei che abitano li da 4 anni in più di 500 nuclei familiari, con anche tanti bambini che vanno nelle scuole del quartiere, escono senza problemi.

Poi però si accorgono che non c’è nessun passaggio da casa a casa e tornano a Piazza Indipendenza dove trovano la polizia che non li fa rientrare, non avendo altro posto dove andare semplicemente si accampano nelle aiuole di fronte al palazzo per giorni, ottenendo che qualche nucleo con bambini possa rientrare nel palazzo.

Passano i giorni, nulla si muove, i rifugiati non spariscono, il Comune non si fa vedere, non offre soluzioni, qualche attivista e alcuni operatori di Medici Senza Frontiere o di altre associazioni provano a dare un aiuto agli accampati.

Fino a che la polizia si presenta di nuovo per sgomberare gli sgomberati con l’obiettivo dichiarato di farli sparire dal centro città.

https://www.localteam.it/video/scontri-a-roma-piazza-indipenza-polizia-sgombera-i-migranti

Presentandosi all’alba sparando gli idranti sulla gente che dorme, che ha anche per qualche minuto provato a reagire a questa barbarie lanciando piatti e coperte e finendo inseguiti e manganellati o spazzati via dagli idranti, loro e i loro pochi bagagli

I media italiani seguono la corsa alla demonizzazione del migrante, la stampa mondiale oggettivamente scrive che nel centro di roma la polizia caccia i rifugiati a manganellate e idranti anziché garantire assistenza umanitaria.

Il disastro operato da questura, prefetto e comune è sotto gli occhi di tutto il mondo. Iniziano una sere di menzogne e scaricabarile ignobili. E’ colpa del Ministro, è colpa del Sindaco, è colpa della Regione, è colpa del Governo, è colpa del Prefetto, è colpa della Polizia…sui giornali nessuno si assume la responsabilità del disastro umanitario, ma anche di immagine per la città. La prefetta invece di dimettersi afferma che l’operazione è stata un successo. La polizia si fa beccare a far ordinare dai suoi dirigenti di spaccare e braccia ai resistenti e di farli sparire.

Tutte le forze politiche pare si rivolgano ad un elettorato che ormai sembra essere solo quello di estrema destra. Possibile? Questo paese è di nuovo diventato quello che era negli anni trenta?

Roma ha scritto una pagina vergognosa della sua storia

Alcuni articoli interessanti sulla questione:

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N’ja’a famo

Confronto “Raggi — Giachetti” su Sky si sfidano i due candidati arrivati ai ballottaggi del 19 giugno per la carica di Sindaco/a di Roma, unica cosa bella lo scenario.

Mi sono rimasti in mente un paio di passaggi:
Roberto Giachetti che schiuma rabbia perchè il giornalista di Sky tira fuori la vicenda dei “casaletti” (case popolari) diventati villa con piscina con cinque ingressi
Virginia Raggi che ovviamente si ingarbuglia con l’assurda questione dimissioni decise dalla “rete” in caso di avvisi di garanzia.
Positivo che Sky abbia messo dentro anche la domanda sulla mobilità in bicicletta. Raggi sa di che parla e ci mette del suo. Giachetti non ci crede, lui va in scooter (che chiama moto e questo basterebbe).
Pessima la scelta dei 5 stelle di far fare la domanda dal pubblico ad un proprio consigliere e non sulle vicende di Roma ma sulla politica nazionale.
Sugli appelli finali mi sono distratto ho avuto però un sussulto per sentire Giachetti dire che dovremmo mandarlo a fare il Sindaco perchè è il suo più grande sogno …vabbè ESGC.

Impressioni finali:

Giachetti: il messaggio è continuiamo così poi sto ammanicato al Governo, ho amici nun c’è problema. Ja’a famo

Raggi: abbiamo osservato per tre anni, siamo precisini, sappiamo dove sono gli sprechi e il magna-magna. Ja’a famo

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Inquinamento, riscaldamento globale, responsabilità individuale

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Una bike lane nella Napa Valley (foto Tim Thulin)

In troppi/e ci si è disinteressati di quello che stava accadendo al clima e si è lasciato fare ai “decisori” politici che ormai spero tutti sappiamo sono dei pupazzetti delle industrie multinazionali e del potere finanziario che solo in caso di forti spinte opposte provenienti dalla popolazione, mobilitazioni di massa, rivolte, insurrezioni, deviano dal sentiero tracciato dalla logica del massimo profitto per una minoranza già benestante o ultra-ricca.

In questi giorni ordinanze di blocco del trafico, targhe alterne, di spegnimento dei riscaldamenti, dei camini o dei forni a legna stanno caratterizzando il nostro quotidiano.

Ci hanno resi schiavi della mobilità privata, del riscaldamento autonomo e così via, oggi forse si rendono conto che in una città accendere 2 milioni di motori, 2 milioni di caldaie ecc. senza filtri nè controlli non è stata un’idea geniale per l’ambiente, ma l’importante era ed è vendere prodotti, far crescere il PIL. Quindi non vi aspettate altro se non l’obbligo ad acquistare una nuova caldaia o una nuova auto.

Poco importa se tutto ciò immette calore ed energia nell’atmosfera. Alla fine la logica del capitalismo del disastro è una delle più in voga. Sfruttare la tabula rasa di un evento catastrofico (uragano, terremoto, incendio, atto terroristico) per ripartire senza più quegli elementi del comune presenti nella precedente società e quindi far fuori case popolari, scuole e servizi pubblici, rafforzare polizia ed esercito ecc.

Alcuni numeri sul prezzo che paghiamo con la nostra salute all’utilizzo dell’auto privata Non è solo smog di Alberto Fiorillo.

Interessanti anche usciti in questi giorni: Noi, gli obesi metropolitani di Alessandro Gilioli e Ci state suicidando tutti di Rotafixa

Per farsi una minima idea e non farsi troppo prendere in giro dai media ufficiali un paio di letture… niente di rivoluzionario di Naomi Klein. (Si trovano facilmente anche in e-book nei circuiti di file sharing)

Shock economy. L’ascesa del capitalismo dei disastri

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Una rivoluzione ci salverà. Perché il capitalismo non è sostenibile

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Il paese dei dinosauri

Dopo un viaggio di un mese coast-to-coast negli USA e considerando che già avevo visitato gli Stati Uniti una decina di anni fa, ho dovuto, come spesso si fa al ritorno da viaggi lunghi e intensi, fare i conti con il ritorno in Italia che mi ha palesato davanti agli occhi le molte arretratezze ed alcuni cambiamenti che li sono avvenuti mentre in Italia si è proceduto invece all’indietro.

Il tema che voglio mettere a fuoco è quello degli sforzi fatti per promuovere la ciclabilità. In un paese (USA) dove il costo della benzina al litro è di circa 0,60 Euro contro i circa 1,60 Euro/litro in Italia.

Leggere questo articolo di Bicycling fa capire quanto si stia facendo in USA e quanto le amministrazioni non facciano in Italia, ma quanto assolutamente non si faccia nulla nella capitale Roma.

Delle città indicate nell’articolo, ne ho visitate, non casualmente, immagino,  parecchie Minneapolis, Portland, Chicago, San Francisco, New York

Se troverò il tempo proverò a farne una traduzione per aiutarne la diffusione/comprensione.

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Foto © Lucaskill  – Portland 2015 – Ciclabile (bike lane) sulla rampa di un ponte sul Willamette River con corsia raddoppiata per le differenti velocità

 

8 Things Top Bike Cities Have Done to Promote Safer Cycling

There’s a lot we can learn from these triumphs in safe city design and bike advocacy

 
 

 

Salt Lake City, Utah, has the first protected bike intersection.
Intersections are where most car-bicycle collisions take place, so this year Salt Lake City built one of the nation’s first “protected bike intersections” to make cycling in the Utah capital a lot safer. Based on infrastructure pioneered by the Dutch, Salt Lake City’s protected intersection incorporates four principal safety elements:
•Corner refuge islands: protected curb extensions for bicycles
•Forward stop bars: waiting areas for cyclists in front of car traffic
•Setback bike crossing: a buffer zone between bikes and car traffic
•Bike-friendly signal phasing: special lights to indicate when bikes should cross

The intersection was built in Fall 2015 and is expected to reduce both vehicle crashes and cycling stress levels.

Portland, Oregon, has public transit that includes bicycles.
Portland gets so much right when it comes to safer cycling infrastructure that it’s easy to overlook some of the ways the city has also improved bike commuting by simply making it convenient. Every TriMet bus in the Portland area is equipped with a rack that can carry two bicycles, and the MAX lightrail system is equipped with bike hooks so it’s easy for cyclists with long commutes to go multimodal on their way to the office. Just another reason Portland has the highest percentage of bike commuters of any US city—a number that continues to increase. According to the most recent data from an American Community Survey associated with the 2014 US Census, more than 7 percent of the city’s commuters ride bikes to work, up from 5.9 percent in 2013.

Minneapolis, Minnesota, closed the streets to cars.
Now in its fifth year, Open Streets Minneapolis is a city-sponsored event that closes down major throughways to car traffic and opens them up to every bicycle and pedestrian in the city. The city is already a great place for cycling with its 118 miles of on-street bikeways and 92 miles of off-street bikeways (as of 2014), but Open Streets events up the ante by letting locals of all ages explore their neighborhoods in complete safety. And explore they do: In 2015, more than 65,000 people attended one or all of the eight Open Streets Minneapolis events held all over the city.

San Francisco, California, secured business support for green lanes.
In 2008, the San Francisco Bicycle Coalition launched its Connecting the City campaign to build 100 miles of bike paths and protected bike lanes so anywhere in the city can be accessed by cyclists of all ages and abilities.

Since then they’ve already added miles and miles of protected green lanes and started construction on the city’s first raised bike lane. To win support for the project, the Coalition has partnered with city agencies and local business leaders to build an inarguable case that better bike infrastructure equals increased revenue. After all, cyclists stop and shop more and support smaller businesses than drivers. The organization’s work at both the grassroots and City Hall levels has ensured the ambitious Connecting the City project is still rolling right along.

Philadelphia, Pennsylvania, launched an accessible bike share program.
Studies show that cycling gets safer the more cyclists there are on the road, and nothing puts more new cyclists on the road than bike shares. Bike share systems have already proven successful in cities all over the US; Philadelphia’s Indego bike share might be a newcomer, having joined the fray in 2015, but it’s still significant: The company is the only bike share operator that allows users to buy memberships with cash, making the bikes more accessible to lower-income users. So far Indego’s been a safe gamble: Bike theft hasn’t been a problem, and within its first 100 days in operation, Indego saw more than 180,000 rides. The company will continue to add more stations and bikes in 2016.

Washington, DC, put more funds toward bike projects.
Why does DC feel like such a safe place to ride? Probably because the city has actually pumped funding into making it a safe place to ride. The capital city spends more money per capita on bike and pedestrian projects than any other major top cycling city, and the effort shows in all the bike paths and protected bike lanes that are popping up to connect every part of the city, thanks to the hard work of the Washington Area Bicyclist Association and other advocates. The city’s 2013 transportation master plan pledges to add 70 more miles of protected bike lanes.

New York City, New York, expanded protected bike lanes.
New York City already has more than 385 miles of protected bike lanes and paths throughout all five boroughs, with big plans to install many more on an annual basis. Reports from the city’s Department of Transportation show the lanes are improving safety not just for cyclists, but also for pedestrians and car occupants. On Columbus Avenue, a protected bike lane spurred a 56-percent increase in cycling on weekdays and saw a 34-percent decrease in overall crashes while vehicle traffic flow has remained steady. The report also shows that retail sales along the protected lane corridor have increased compared to surrounding streets, proving once again that bikes are big business.

Chicago, Illinois, advocated for the suburbs.
Last year, Active Transportation Alliance, Chicago’s bike and pedestrian advocacy group, launched the Family Friendly Bikeways Campaign to bring protected bike lanes and infrastructure to the suburbs and outerlying areas of the city, where cycling for transportation is often least accessible. With this effort, the organization focuses on kids and more vulnerable cyclists—and not just the fast, experienced cyclists often first served by bike programs. This kind of project could make a huge impact on the city as a whole by expanding transportation cycling beyond the urban core. Expect to see more bike lanes, trails, and low-traffic bike boulevards in the greater Chicago Metro area as the project proceeds.

 

La mia CURVA SUD

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1983/84

La mia “curva sud”, gli ultrà, il mio andare allo stadio “in trance” finisce nell’estate del 1986 dopo Roma-Lecce 2-3.
Gli Ultrà della Roma finiscono oggettivamente un anno dopo al Flaminio il giorno delle coltellate tra noi per Manfredonia (estate1987).
In quegli anni (fine 80 primi 90) nascono gli Irriducibili Lazio che faranno fare il passaggio agli ultras dal tifo al commercio / agenzia viaggi / venditori di merchandising / biglietteria ecc.
Da li in poi in molti, per fortuna, abbiamo fatto altro.

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Andando a vedere ogni tanto la Roma con goliardia (che significa che ti posso cantare di tutto e la sera ceniamo insieme divertendoci).
Per chi favoleggia di movimento ultrà di sinistra ricordo che era uno dei tanti sfoghi del “riflusso”, non certo un’attività militante e che anche allora in curva c’era di tutto.
Dopo quella data qualche bella coreografia azzeccata (tipo quella del derby di quest’anno) per il resto bisogna dirlo gente invecchiata male e zero pischelli.

La curva sud degli anni ottanta era una grande piazza di passaggio e per entrare o rimediavi le 7000 lire o scavalcavi e l’età media, vedi le foto, era bassissima 15/16 anni.

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1982/83


La curva sud di oggi è blindata, fatta di soli abbonati (non è attraversabile) se non in qualche partita di Coppa ma anche li gli abbonati hanno la prelazione sui biglietti.
Il costo è di minimo 25 euro per le partite di scarso interesse fino ai 40 euro a biglietto per la Champions League.
Come proporzione siamo a circa 10 volte tanto forse di più.
Difatti se date un’occhiata a queste foto della curva di Roma-Napoli vi accorgete di chi sta in curva. L’età media sta sui 30 anni a salire

Le foto sotto sono tratte da “il Giornale di Sicilia” clicca per ingrandirle

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Soccer: Roma-Napoli; banner against Ciro Esposito's mother

http://www.giornalettismo.com/archives/1778289/striscioni-ciro-legale-famiglia-esposito-chiede-squalifica-stadio-olimpico/

Veniamo agli striscioni di Roma-Napoli. Il mio giudizio: una merda sia quello del lucrare che quello che parlava della madre di De Falchi rispetto alla madre di Ciro Esposito.
Adesso si pretende pure di voler insegnare la morale, come dei Giovanardi qualsiasi… la curva… dove sono cresciuto cantando “vogliamo il lunedì con LSD…” adesso vuole insegnare come vivere il dolore con dignità dopo decenni di “saluti e baci a Paparelli a Prima Porta”.

CUCS

CUCS

Avrebbero dovuto sostenere la Roma ma invece alcuni si sono voluti rituffare nella fogna di De Santis. Alcuni fascisti tifosi della Roma che sono da anni in curva sud in quel sistema bloccato e impenetrabile che è la curva dei soli abbonati.

Adesso sta alla A.S. Roma capire che un’epoca è finita e non ha senso continuare a dare corda a questi vecchi rottami ed ai loro business parassitari.

A questo punto meglio le fredde tribune di Stamford Bridge o dell’Emirates così almeno parliamo solo di quello che succede sul campo di gioco tanto gli ultrà sono morti 25 anni fa (almeno).

P.S.: i prezzi saliranno ancora con il “nuovo stadio della roma”

Curva Sud Roma

Curva Sud Roma

In bici contro le speculazioni… sotto la pioggia

L’Antispeculation tour si è tenuto malgrado le avverse condizioni meteo. Partiti da S.Paolo e visitata la casa occupata di Porto Fluviale (una ex caserma occupata) il gruppo ciclistico si è rivolto di nuovo verso San Paolo dove però il nubifragio si è fatto insostenibile anche per i più volenterosi e si è ripiegati dentro le mura amiche di Acrobax dove era appena finita la partita di rugby degli All Reds.

Speriamo in migliori giornate per fare questo giro sul territorio e verificare da vicino tutte i tentativi di speculazione edilizia nei nostri territori

Qui il link all’album con le foto della partenza fino alla casa di Porto Fluviale

Da Antispeculation Tour

Laurentino 38: non “oltre i ponti”, ma dentro il quartiere

tratto da: Laurentino Info/Territorio

Durante questa estate Alemanno ha esternato pubblicamente le sue idee rispetto alle periferie di Roma: demolizioni senza soluzione di continuità. Un ritornello che ha riguardato Corviale prima, i ponti del Laurentino poi e in un crescendo trionfale la demolizione di tutta Tor Bella Monaca, che,  finalmente, gli ha fatto guadagnare le tanto agognate prime pagine dei giornali nazionali.

Nel particolare del Laurentino 38 il duo Alemanno-Calzetta (l’invisibile presidente del XII Municipio) si sta rendendo protagonista di un’operazione speculativa e meramente d’immagine. Sentiamo parlare del progetto “Laurentino oltre i ponti”, tanto “oltre i ponti” che infatti prevede la realizzazione di una piazza (reclamizzata come “grande quanto Piazza del Popolo” ) non al Laurentino 38, ma a Tor Pagnotta, parecchio lontano dal Laurentino se la vogliamo pensare come “piazza del quartiere” (dal sesto ponte sono 3km… più che per arrivare alla stazione Metro della Laurentina di Piazzale Douhet).

Insomma, a parole viene presentato dai vari rappresentanti istituzionali come un progetto di cui beneficerà il quartiere, la realtà è un altra: i principali interventi verranno realizzati al di fuori dell’anello stradale che congiunge i ponti (via Ignazio Silone, gestita dall’ATER/Ex IACP) con quella delle case acquisite attraverso le cooperative (Via Sapori- Via Marinetti) e, di fatto,  il quartiere continuerà a rimanere ancora più isolato.
Al Laurentino 38 già ci sono pochi servizi, alcuni di questi, come la sede del municipio e gli uffici tecnici, li vogliono addirittura spostare a Tor Pagnotta, creando così ulteriore isolamento e disagio a chi finora ne ha usufruito.
Pensiamo quindi che, dietro i tanti bei discorsi ed i dépliant patinati, si celi la solita classe politica asservita alle lobby dei palazzinari e del cemento.

I progetti già realizzati, come l’abbattimento degli ultimi tre ponti e l’inaugurazione del sottopasso di Via Levi annunciati come “la rottura dell’isolamento” in cui versa il quartiere, hanno in realtà determinato solamente un incremento del traffico di attraversamento dalla pontina/colombo verso laurentina/ardeatina con automobili che sfrecciano ad alta velocità e che hanno creato pericolo e inquinamento non certo la rottura dall’isolamento!

Per favorire gli interessi speculativi dei costruttori si realizza una città che non prevede assolutamente la costruzione di case popolari e mentre si fanno progetti lontani da questo quartiere, non si affrontano minimamente i problemi che riguardano gli abitanti come la decennale mancanza dell’ufficio postale o della biblioteca, solo per dirne un paio.

A migliaia di coloro che hanno preso casa nel quartiere attraverso le cooperative vengono imposti esosi impegni finanziari per la questione del diritto di superficie, senza avere la certezza che gli importi indicati siano realmente dovuti e senza avere trasparenza nella determinazione degli stessi. Sebbene Alemanno  durante la campagna elettorale, per ottenere semplicemente consenso, si era dichiarato contrario al pagamento e ne aveva promesso l’azzeramento, ora ne esige il pagamento con addirittura una maggiorazione.

A livello più ampio la pianificazione della città da parte di chi la governa prevede il riassetto dei Municipi: nei prossimi due anni il XII sarà in parte accorpato all’XI, mentre la zona dell’EUR sarà compresa nel XIII. Quindi si sta progettando una sede di un municipio che in realtà entro il 2013 secondo la legge su Roma Capitale, che li ridisegna da 19 a 15, non esisterà più.

Si parla solo e sempre di degrado e di ghetto quando si parla di Laurentino e perlopiù vengono proposte soluzioni populiste come la demolizione degli edifici ponte e mai cercando di incidere nella questione sociale di chi abita in questo quartiere, della questione dell’enorme abbandono scolastico, del welfare state sostanzialmente affidato alla criminalità, del fatto che il percorso comune a non pochi giovani del quartiere spesso si può sintetizzare in abbandono scolastico / microcriminalità / carcere.
Le soluzioni per migliorare la situazione in questo quadrante della città non sono semplici e non sono adatte ad essere utilizzate in microspot televisivi. Occorre lavorare nel territorio e nel quartiere 365 giorni l’anno, cercando di sostenere le iniziative autogestite che in trent’anni di abbandono da parte dello stato gli abitanti del quartiere sono riusciti a costruire. Tutto questo è già difficile, ma diventa impossibile se dobbiamo seguire il sindaco Alemanno e le sue farneticanti dichiarazioni condite della sua solita retorica fascista, per cui la struttura di molti quartieri di periferia, tra cui il Laurentino 38,  sia l’espressione di un’architettura di ispirazione “sovietica” e “marxista” e quindi, secondo lui, da demolire.
D’altronde cosa ci si può aspettare da un personaggio come lui, capace di affidare  la presidenza di AMA Servizi Ambientali all’ex naziskin Stefano Andrini, responsabile di un tentato omicidio  avvenuto nel 1989 e poi resosi latitante in Svezia? Lo stesso Andrini che si è dovuto poi dimettere qualche mese fa perché coinvolto una grave inchiesta che lo vedeva implicato insieme ad altri vecchi e pericolosi neo-fascisti ed esponenti della ‘ndrangheta. Per non parlare di altri personaggi al governo di Roma e del Lazio, come l’ Assessora alle Politiche Educative del XII Municipio, Gemma Gesualdi del PdL, che come biglietto d’auguri di Natale del XII Municipio ha inviato una macabra cartolina con l’immagine del Duce nell’atto di dichiarare l’entrata in guerra dell’Italia. Oppure di chi ha fatto della guerra fra poveri la chiave della sua attività tipo quel Teodoro Buontempo, anche lui fascista di vecchia data, Assessore alla Casa e alla Tutela dei Consumatori nella giunta regionale del Lazio guidata dalla Polverini, come dimenticarsi la sua presenza allo stadio tra i saluti fascisti durante la campagna elettorale.

Ma sin da quando nel 1980 si sono cominciati ad insediare i primi abitanti, all’interno del quartiere sono state le pratiche di sostegno reciproco tra la gente a costituire una risorsa, oltre la presenza di varie realtà, dal basso e autogestite, che hanno cercato di intervenire andando a modificare gli spazi circostanti e creando concrete opportunità per chi al Laurentino 38 ci vive.
Oggi sentire parlare, ancora una volta, di abbattimento di altri due ponti, il 5° ed il 6° rappresenta l’ennesima buffonata che propongono i politicanti al potere. E’ evidente in queste esternazioni la distanza dei politici dalla realtà e dai bisogni di questo quartiere.
Al quinto e sesto ponte ci sono occupazioni a scopo abitativo di numerosi nuclei familiari. Le famiglie occupanti dei ponti devono passare da 20 anni di emergenza abitativa dell’occupazione all’assegnazione di una casa popolare e non come è avvenuto per i nuclei familiari che risiedevano nei ponti già abbattuti, a soluzioni precarie in residence, istituti religiosi, convitti o simili, situazioni temporanee che hanno spinto queste persone a gesti di disperazione.

Sul sesto ponte, da molti anni, c’è una ricca vita sociale e non il degrado come vorrebbero i soliti luoghi comuni sul Laurentino38.  Al sesto ponte ci siamo anche noi il L38 Squat/Laurentinokkupato (il Centro Sociale del sesto ponte) dove dal 1991 dei giovani del quartiere si sono auto-organizzati, e senza nessun finanziamento da parte dei privati, dei partiti o dello stato hanno riempito di attività, culturali, sociali e politiche uno dei “famosi” ponti di questo quartiere rompendone di fatto l’isolamento. Ci lottiamo, viviamo e lavoriamo al miglioramento da circa 20 anni e vogliamo restare qui. In questi anni quel che è venuto fuori è un ponte del Laurentino, sostanzialmente autogestito, mantenuto e migliorato dalle persone che ci vivono e che lo frequentano quotidianamente.
Purtroppo Municipio e Comune, proprio a causa della loro incapacità di leggere e comprendere fenomeni reali di autogestione dal basso, o piuttosto temendoli fortemente, vogliono ridurre tutto a degrado, che come tale deve solo essere “abbattuto”. Proprio in questo contesto in cui viene proposto l’abbattimento del sesto ponte, quest’esperienza non può essere additata come degrado…è anzi un modello estremamente riproducibile di autorganizzazione, sicuramente più difficile e impegnativo della demolizione/speculazione, ma comunque applicabile anche agli altri ponti.

Laurentino

Taxi Roma I tassinari romani sono una piaga

Perchè c’è sempre traffico a Roma? Perchè non si trova parcheggio? Perchè l’aria è irrespirabile?

Molte delle colpe sono dei tassinari romani e delle loro tariffe (le più alte d’Europa, i peggiori d’Europa).

Ovviamente faccio di tutta l’erba un fascio (sic) poi ci sono e conosco tassinari precisi, tassinari che pagano l’affitto della macchina, poveri cristi ecc. ma il 95% restante costituisce un flagello per questa città.

I taxi a Roma

Sono loro causa di parecchi dei mali di Roma e della diversità/invivibilità di Roma dal resto d’Europa.

Non voglio parlare poi delle continue “rapine” ai danni di turisti ignari a cui vengono fatti pagare prezzi folli per una corsa in taxi o di come vanno abbigliati o della loro violenza e arroganza alla guida.

A Roma, è un dato di fatto che devi avere la macchina (io non la ho, uso la bici il bus e il car sharing, ma mi rendo conto di essere una rarità insieme a qualche altro/a ciclista e fanatici del mezzo pubblico) se vuoi uscire la sera, se pensi di finire oltre il coprifuoco delle 23: 30 mezzanotte fine servizio pubblico bus/metro quando rimangono solo i notturni… allora non ti rimane che prendere la macchina (imbarcarti nel traffico e cercare un parcheggio, per me ciclista impresa inconcepibile) dato che i taxi costano tanto, ma oltretutto se tu fossi disposto a spendere sappi che sono anche molto pochi, sempre perché i tassisti non vogliono nuove licenze, ossia concorrenza, ossia fine della rendita, fine della possibilità di vendere una licenza (data dal Comune non loro proprietà) a decine di migliaia di Euro (anche 100 / 200.000).

Così vai in macchina perdi ore a cercare parcheggio, la metti sui marciapiedi, sulle strisce, in doppia fila e poi torni a casa stanco/a oppure vedi le cronache… ubriaco/a, addormentato/a, strafatto/a certo la colpa è tua ma la colpa è anche la loro perché quando sei andato/a all’estero hai usato il taxi per uscire la sera e non è costato chissà che e non hai dovuto aspettare ore.

Ma come lavorano i tassisti di Roma?
L’altro giorno passavo a Largo di Torre Argentina c’erano 30 taxi fermi con capannelli di tassinari che chiacchieravano, chi ascoltava la radio ecc. e così è a Termini Via Veneto Fiumicino e Ciampino.

Ormai hanno delle tariffe cosi alte che con due o tre corse al giorno hanno fatto la giornata e il resto del tempo lo possono passare a chiacchierare, leggere il Corriere dello Sport e telefonare alle varie radio romane per parlare di Totti o di Lotito.

Negli altri paesi il tassinaro è, come è normale che sia, un mestiere che fa l’immigrato appena arrivato o comunque che può fare chiunque con qualche ora di formazione (due già son tante).
Qui a Roma invece è una casta che non si riesce, e non si ha il coraggio di sconfiggere.
Che certamente vive bene, e su questo non ci sarebbe niente di male, ma fa vivere male milioni di persone.

A proposito avete mai provato uno di quei sistemi di navigazione GPS tipo TOM TOM?
Vi rendete conto che chiunque può fare il tassinaro?

Personalmente ho lavorato parecchio come Pony con i recapiti urgenti, il lavoro è simile, ma più difficile… non basta arrivare davanti al portone devi poi trovare la scala, l’interno, l’ufficio, la persona ecc. ebbene in quel lavoro c’è libero mercato è pieno di ditte che si fanno concorrenza, il servizio costa poco e per guadagnarti la giornata devi fare un sacco di corse, altro che stare fermo al parcheggio di Termini ad aspettare la corsa che ti farà fare la giornata.

E non lo dico perché adesso i tassinari votano tutti Alemanno o perchè un taxi ha ucciso una ciclista un paio di mesi fa, prima i taxi erano tutti “comunisti” e questo forse ha fatto si che i loro privilegi non venissero toccati, oggi però la città è peggio di sempre e la situazione va risolta… ricopriamoli d’oro e diamogli una enorme buon’uscita e chiudiamo questo capitolo liberiamo Roma dall’essere ostaggio dei tassinari.

A proposito per Alemanno i taxi di New York sono peggio di quelli di Roma… incredibile ma vero del resto che deve dire hanno fatto tanto per eleggerlo visto che la giunta di centro sinistra timidamente voleva cambiare qualcosa.

Per finire con una risata leggete sullo sportello della macchina: Alemanno sindaco VOGLIO UNA CITTÀ SENZA TRAFFICO